BIOGRAPH
Le liner notes
di Cameron Crowe

Traduzione di Michele Murino

Un mio amico è stato di recente in Australia dove ha preso parte ad una festa in costume del tutto speciale.
Il tema era semplice. Ad ognuno era richiesto di vestirsi come un personaggio di una canzone di Bob Dylan. Il mio amico si è presentato come il Fratello di Maggie, ed egli distribuiva nichelini e decini mentre chiedeva a tutti se stavano divertendosi. ("Io non lavorerò più per te", molti rispondevano).
Durante il corso della serata egli ha incontrato Louis The King, ha avuto una conversazione interessante con un Diplomatico che portava sulla sua spalla un gatto siamese, ed si è mescolato ad una folla enorme e rumorosa che includeva Einstein vestito da Robin Hood, the Queen of Spades, Napoleon in rags, molti Tambourine Men, ed un Predicatore con venti libbre di notizie spillate sul suo petto.
La festa è stata un grande successo. Che onore, ricordo di aver pensato, e quanto più scarso in quanto a presenze questo evento sarebbe stato nelle mani della maggioranza degli altri artisti.
Al di là di tutte le lodi, gli album d'oro e di platino, i concerti, i film ed il folklore di Bob Dylan, quale miglior tributo potevate ricevere in quanto artista e scrittore che un party dei vostri personaggi in cui il posto era stipato di gente e tutti si sono divertiti.
Questo cofanetto di tre cd è una porzione ben scelta di musica precedentemente pubblicata o inedita proveniente da tutte le fasi della carriera di Bob Dylan.
I suoi ventotto album hanno venduto 35 milioni di copie in tutto il mondo. Questo è una testimonianza della qualità e dell'apprezzamento del lavoro di Dylan tanto che persino una collezione di tre cd deve lasciare fuori alcuni pezzi tra i favoriti.
Tuttavia, queste cinquantatre canzoni rappresentano parte della musica che più ha influenzato e più eccitato in questi ultimi venti anni.
E, da una prospettiva differente, è un cast mobile di personaggi, una festa in costume di tipo differente.


I genitori di Bob Dylan, 1939


Le prime fugaci immagini di Bob Dylan vengono da amici e compagni di classe della sua città natale, Hibbing, in Minnesota. Molti di questi amici avevano un quadro di riferimento che non si estendeva molto al di là della piccola e grigia cittadina mineraria del Midwest nella quale vivevano. Il giovane Dylan, nato Robert Zimmerman il 24 maggio del 1941, sembrava molto diverso da coloro che vivevano attorno ad Hibbing. L'esplosivo film "Giungla d'Asfalto" era stato un avvenimento importante nella sua vita così come lo erano stati i programmi radiofonici di rythm and blues che nelle ore notturne venivano diffusi dalle stazioni di Chicago. Quando la maggior parte degli altri ragazzini di Hibbing ancora stavano montando biciclette, Dylan già pensava a giubbotti di pelle ed a motociclette. Dylan, come un segugio, andava a caccia nel negozio di dischi locale cercando i nuovi 45 giri di Hank Williams, Hank Snow, Jimmy Reed, Chuck Berry, Howlin' Wolf, John Lee Hooker e soci. Ben presto cominciò a formare una band tutta sua, The Golden Chords, poi The Shadow Blasters, ed ancora Elston Gunn & The Rock Boppers. Quando salì sul palco per uno spettacolo scolastico, gli amici studenti rimasero scioccati nel vedere questo smilzo ragazzino che apriva la bocca e se ne usciva con un lamento in puro stile Little Richard. Non sarebbe rimasto a lungo ad Hibbing, Minnesota.
"La mia famiglia si è stabilita ad Hibbing all'incirca nel 1946 o 1947, credo. Mio padre era affetto dalla poliomelite. C'era stata una grande epidemia a quel tempo. Perciò aveva perduto il suo lavoro a Duluth e ci eravamo trasferiti  nell'Iron Range assieme a mia nonna Florence ed a mio nonno che erano ancora vivi a quell'epoca. Abbiamo dormito nella stanza del soggiorno di mia nonna per circa un anno o due. Io dormivo in un sacco a pelo sul pavimento, questo è tutto quel che mi ricordo.

Due dei miei zii, i fratelli di mio padre, avevano frequentato un istituto elettrotecnico ed erano diventati elettricisti in quel periodo. Si erano trasferiti lassù da Duluth dove per conto di un negozio, chiamato Micka Electric, installavano impianti elettrici e cose del genere... mio padre non riusciva più a camminare dritto a causa della sua malattia e continuò a soffrire molto per il resto della sua vita. Non capii tutto ciò se non molti anni dopo ma deve essere stata molto dura per lui perchè prima della malattia era un uomo molto attivo.
Comunque i suoi fratelli (mio zio Paul e mio zio Maurice) gli offrirono di diventare un loro socio e lavorò con loro per il resto della sua vita. Più tardi comprarono il negozio e cominciarono a vendere lampadari, orologi, radio ed altri apparecchi elettrici e molto più tardi televisori e mobili. Ma continuavano ad installare impianti elettrici, che rimase la loro attività principale. A volte lavoravo sul camion ma non faceva per me. Hibbing era una città nè ricca nè povera, tutti avevano abbastanza ma la gente veramente ricca non viveva lì, erano quelli che possedevano le miniere e vivevano migliaia di miglia lontano da Hibbing".
"Ho sempre desiderato essere un chitarrista ed un cantante", ha dichiarato Bob Dylan di recente durante una pausa delle registrazioni del suo nuovo album. "Fin da quando avevo dieci anni, o undici o dodici, è stato tutto quello che mi importava davvero. Quella era la sola cosa che facevo che davvero significava qualcosa. Henrietta è stato il primo disco di rock and roll che io abbia mai ascoltato. Prima di quel disco ascoltavo Hank Williams davvero tanto. E prima ancora ascoltavo Johnny Ray. Quello è stato il primo cantante del cui stile e della cui voce mi sono innamorato, credo. Si trattava di qualcosa inisito nel suo modo di cantare un brano come When your sweetheart sends a letter... che proprio mi stendeva al tappeto. Ero innamorato del suo stile, e volevo pure vestirmi come si vestiva lui, anche se questo è stato soprattutto all'inizio. L'ho incontrato in un ascensore a Sidney in Australia alla fine del 1978. Gli raccontai di come mi aveva impressionato quando ero un ragazzino... Devo avere ancora alcuni dei suoi dischi".
Dopo il liceo, nel 1959, Dylan andò per la prima volta nell'area di Minneapolis/St. Paul. Si iscrisse alla University of Minnesota ma in realtà finì con il passare la maggior parte del tempo nel vicino distretto Bohemienne conosciuto come Dinkytown, dove suonò in una coffee house chiamata The Ten O'Clock Scholar. Dylan fu accettato dalla comunità artistica e fu lì che per la prima volta egli venne introdotto alla folk music rurale di artisti quali Big Bill Broonzy, Leadbelly, Roscoe Holcomb ed il grande Woody Guthrie. "A quell'epoca cantavo roba tipo "Ruby Lee" dei Sunny Mountain Boys, e "Jack O' Diamonds" di Odetta ed in qualche modo a causa del mio primitivo background rock and roll incrociavo inconsciamente i due stili. Ciò mi fece diventare diverso dagli altri normali cantanti folk, i quali erano tutti o puristi della canzone folk o cantanti da concert hall ai quali capitava di eseguire canzoni folk. Io suonavo da solo con soltanto una chitarra ed un'armonica oppure come parte di un duo insieme a Spider John Koerner, il quale suonava soprattutto ballate e blues nello stile di Josh White. Spider conosceva molte più canzoni di quante ne conoscessi io. Whoa Boys Can't Ya Line 'M, John Hardy, Golden Vanity, le ho imparate tutte quante da lui. Quando suonavamo insieme eravamo grandi, non come i Delmore Brothers. Ho sempre sentito la mia voce suonare meglio come cantante armonico. A New York ho collaborato spesso con Mark Spoelstra e con Jim Kweskin. Jim ed io suonavamo molto simili a Cisco e Woody".
"Minneapolis è stata la prima grande città in cui io abbia mai vissuto, se così la si vuol chiamare - ha ricordato Dylan - "Venivo da una zona selvatica e naturalmente mi sono subito innamorato della scena beat, della scena bohemienne, della gente BeBop, era tutto abbastanza collegato... St. Louis, Kansas City, in genere giravi di città in città e trovavi le stesse cose in tutti i posti in cui andavi, gente che andava e che veniva senza un posto particolare in cui vivere. Ti imbattevi sempre in persone che avevi incontrato nel posto precedente. Avevo già deciso che la società, così com'era, era abbastanza falsa ed io non volevo farne parte... C'era anche un sacco di inquietudine nel paese. Lo potevi sentire nell'aria, un sacco di frustrazione, come una sorta di calma prima della tempesta, le acque stavano per agitarsi. La gente se ne andava davvero in giro portando trombe, chitarre, valigie, qualsiasi cosa, proprio come nelle storie che si sentono raccontare, amore libero, vino, poesia, comunque nessuno aveva una lira. C'erano un sacco di poeti e di pittori, vagabondi, studiosi, esperti di una cosa o di un'altra che si erano ritirati dalla vita regolare dalle-nove-alle-cinque, c'erano un sacco di feste in casa il più delle volte. Avvenivano in genere nei loft o in magazzini o posti del genere, e alle volte anche nei parcheggi o nei vicoli, insomma dovunque ci fosse spazio a sufficienza. Erano sempre affollatissime, non c'era spazio nemmeno per respirare. Si recitavano sempre un sacco di poesie -- "Into the room people come and go talking of Michaelangelo, measuring their lives in coffee spoons"... "What I'd like to know is what do you think of your blue-eyed boy now, Mr. Death". T. S. Eliot, e.e. cummings. Roba del genere ed in qulache modo mi diedero un sacco di energia.
Suzie Rotolo, una mia ragazza di New York, più tardi mi fece conoscere tutti i poeti francesi ma per il momento c'erano solo Jack Kerouac, Ginsberg, Corso e Ferlinghetti -- Gasoline, Coney Island of the Mind... oh Dio, era folle -- I saw the best minds of my generation destroyed by madness mi diceva molto di più di ogni altra cosa con la quale ero cresciuto. On the road, Dean Moriarty, tutto quanto aveva perfettamente senso per me... ad ogni modo era l'intera scena ad essere indimenticabile, ragazzi e ragazze alcuni dei quali mi davano l'impressione di santi, alcuni avevano lavori strani -- ragazzi del bus, baristi, disinfestatori, cose del genere ma non credo che lavorare fosse nelle intenzioni della maggior parte di loro -- solo guadagnare abbastanza per mangiare, sai. Per quanto riguarda la maggior parte di queste persone, comunque, avevi la sensazione che si divertivano. Era qualcosa che era al di fuori, non esisteva una formula, non c'è mai stata la "main stream" (cioè le idee comunemente accettate dalla maggioranza delle persone), oppure "la cosa da fare" in alcun senso. L'America era ancora molto "per bene", "postbellica", vestita con un abito di flanella grigia. McCarthy, i comunisti, puritana, molto claustrofobica e qualsiasi cosa succedesse di un qualche valore avveniva al di fuori di tutto questo, nascosto alla vista e ci sarebbero voluti anni prima che i media fossero in grado di riconoscere questo fenomeno per poi soffocarlo e ridurlo ad una sciocchezza. Ad ogni modo, io arrivai verso la fine di questo fenomeno e fu magico... ogni giorno era come Domenica, era come se stesse aspettando me, ebbe un impatto tale su di me come Elvis Presley, Pound, Camus. T.S.Eliot. e.e.cummings, molti americani espatriati che vivevano a Parigi o Tangeri, Burroughs, Nova Express, John Rechy, Gary Snider, Ferlinghetti, Pictures From The Gone World, i nuovi poeti e la musica folk, il jazz, Monk, Coltrane, Sonny and Brownie, Big Bill Broonzy, Charlie Christian... tutto il resto fu lasciato alla polvere... Sapevo che dovevo andare a New York, l'avevo sognato per moltissimo tempo".
Dylan progettò la sua strategia. Poi esibendosi in veste di chitarrista e cantante suonò nella coffee house e pizzeria di St. Paul chiamata The Purple Onion. The Purple Onion si trovava vicino alla highway principale che portava fuori dalla città. Era di proprietà di Bill Danialson, il quale prese Dylan in simpatia e gli permetteva occasionalmente di dormire nel retro del locale. Era un inverno particolarmente freddo nel Midwest e le intenzioni di Dylan erano di suonare nel club finchè la neve fosse diminuita abbastanza per consentirgli di raggiungere con l'autostop la costa Est. Questo non avvenne.
Ricorda Dylan: "Un giorno mi sono semplicemente alzato e me ne sono andato. Avevo passato talmente tanto tempo a pensare a questa cosa che proprio non potevo più pensarci. Neve o meno, era il momento di andarmene. Mi ero fatto un sacco di amici ed anche di nemici suppongo, ma dovevo guardare avanti. Avevo imparato tutto quello che potevo ed avevo utilizzato tutte le mie opzioni. Tutto era diventato vecchio troppo velocemente. Quando ero arrivato a Minneapolis mi era sembrata una grande città. Quando me ne andai mi sembrava una sorta di avamposto rurale che vedevi una volta sola passandoci con il treno. Ero in piedi sull'autostrada durante una tempesta di neve confidando nella misericordia del mondo e diretto ad Est, senza nient'altro con me che la mia chitarra ed una valigia. Quello era il mio intero mondo. Il primo passaggio che ottenni fu da parte di un tizio che guidava un vecchio macinino, una specie di sosia di Bela Lugosi, il quale mi portò fino in Wisconsin.
Di tutti i passaggi che ho chiesto nella mia vita è l'unico che ancora oggi mi è rimasto in mente. La gente faceva un sacco di autostop a quei tempi, prendevano il bus oppure tiravano fuori il pollice e facevano l'autostop. Era una cosa molto naturale. Non lo rifarei al giorno d'oggi. Le persone non sono più così amichevoli e ci sono troppe droghe sulla strada".
Ci vollero parecchi mesi prima che Dylan arrivasse davvero a New York. Si fermò prima a Madison, nel Wisconsin dove frequentò la comunità folk e blues. Poi si trasferì a Chicago, dove aveva un po' di numeri di telefono da provare e finì per restarci per un paio di mesi. Alla fine Dylan ebbe un passaggio per New York in compagnia di un paio dei suoi amici del college. "Avevano bisogno di due persone che si alternassero alla guida nel viaggio fino a New York e così mi unii a loro e me ne andai. Io ed un tipo di nome Fred Underhill. Fred era di Willamstown o di qualche posto vicino e conosceva New York".
Dylan ed Underhill furono scaricati nella zona di New York del George Washington Bridge e presero subito la metropolitana per il Greenwich Village. Era l'inverno peggiore che New York avesse visto negli ultimi 60 anni e la neve arrivava fino alle ginocchia. "Da dove venivo io c'era sempre un sacco di neve perciò ci ero abituato" disse Dylan. "Ma andare a New York era come andare sulla Luna. Non potevi semplicemente prendere un aereo ed arrivarci, lo sai. New York! Ed Sullivan, i New York Yankees, Broadway, Harlem... era come se parlassi della Cina. Era un posto dove non ci erano andati in molti, e qualcuno che ci era andato non era più tornato".


seconda puntata

Il Dylan dall'aspetto fragile di quegli anni apprendeva tutto in maniera vorace. Una volta arrivato a New York, egli fu al centro di tutta quanta l'azione. Aveva la possibilità di vedere davvero e talvolta anche di incontrare personalmente artisti che egli ammirava da sempre, incluso Woody Guthrie. Dylan ascoltava tutti questi artisti ed assorbiva tutto quello che poteva da loro. "Fui fortunato ad incontrare Lonnie Johnson nello stesso locale in cui lavoravo e devo ammettere che mi ha profondamente influenzato. Te ne puoi accorgere ascoltando quel mio primo disco. Parlo di Corrina Corrina... che è molto in stile Lonnie Johnson. Ero solito andarlo a vedere mentre si esibiva ogni volta che potevo e qualche volta mi ha permesso di suonare con lui.
Credo che lui e Tampa Red e naturalmente Scrapper Blackwell possedessero lo stile di chitarra da me preferito... per quanto riguarda l'armonica, beh, mi è sempre piaciuto Wayne Raney, così come Jimmy Reed, e anche Sonny Terry... O 'Lil Junior Parker,  "told you baby, bam bam bam bam once upon a time bam bam bam bam  I'd yours bam bam bam bam (colpi con il piede) 'li'l girl you'd be mine... but that's all right... I know you'd love some other man"... ma io non riuscivo a suonare così o adattare l'attrezzatura per un ritmo lento amplificato perciò cominciai a soffiar fuori le note... in realtà già Woody lo faceva... Dovevo suonare l'armonica in quel modo per farmi sentire quando suonavo in strada, capisci, per sovrastare il rumore... come una fisarmonica... Anche Victoria Spivey, oh Dio, quanto l'amavo... Ho imparato talmente tanto da lei che non potrei spiegarlo a parole".
Dylan ben presto sviluppò uno stile che sintetizzava le tante e più varie influenze della musica folk. All'epoca fu una mossa coraggiosa. Persino le canzoni standard più indigeste suonavano diverse fatte alla maniera di Dylan. Alcuni puristi non apprezzarono l'irriverenza. "Potrei cantare How High The Moon oppure I Gave My Heart To You e farle venir fuori come Mule Skinner Blues".
"Era una sorta di cricca, capisci?", dichiarò Dylan. "La Folk Music era un rigido e ristretto establishement. Se cantavi Blues delle Montagne del Sud non potevi cantare Ballate delle Montagne del Sud nè Blues di città. Se cantavi canzoni di cowboy del Texas non potevi cantare ballate Inglesi. Era davvero patetico. Proprio non potevi. Se cantavi canzoni degli anni trenta, non potevi fare motivi bluegrass o ballate Appalachiane. Era un ambiente molto ristretto. Ognuno aveva una cosa particolare da fare. Io non ho mai prestato molta attenzione a questa cosa. Se mi piaceva una canzone semplicemente la imparavo e la cantavo nel solo modo in cui ero capace a suonarla. Uno dei motivi per cui facevo questo era anche legato ad un problema di tecnica per la quale non ho mai avuto il tempo o una particolare predisposizione, se lo si vuole chiamare problema.
Ma la cosa non andava bene per le persone con una mentalità molto chiusa. Lo sai, ho sentito cose tipo "Ero nella brigata Lincoln" e "Il ragazzo sta davvero imbastardendo quella canzone". Gli altri cantanti però non sembrarono molto preoccupati di quello che facevo tanto che alcuni di loro incominciarono a copiare il mio stile di chitarra ed il resto".
Dylan si esibiva inizialmente in locali del Greenwich Village come il Gaslight, The Commons, il Cafe Rienzi e più tardi al Gerde's Folk City. Aveva una strana presenza scenica, con parti uguali di umorismo e di drammaticità. Ebbe anche diversi incarichi come armonicista e chitarrista. Partecipò ad una seduta di registrazione con la famosa artista folk Carolyn Hester.
Facendo le prove per la seduta di registrazione con la Hester a casa di un amico, Dylan incontrò per la prima volta l'insigne produttore della Columbia Records nonchè talent scout John Hammond (che nel corso della sua carriera ha scoperto artisti quali Aretha Franklin, Bessie Smith, Billie Holiday e Bruce Springsteen). Hammond tenne a mente il nome di Dylan.
Dylan ricevette ben presto una delle più importanti recensioni della sua vita, e forse l'ultima con una tale importanza. Il famoso critico folk del New York Times, Robert Shelton era andato in estasi per uno show di Dylan al Gerde's Folk City in cui Dylan non era l'attrazione principale ma semplicemente il numero di apertura e ne aveva parlato in una recensione senza precedenti ("...non c'è dubbio che Dylan sprizzi talento da tutti i pori").
Il diciannovenne Dylan lesse e rilesse la recensione, la mostrò agli amici e poi la rilesse ancora. La mattina dopo Dylan era fresco e pronto per la sua seduta di registrazione con Carolyn Hester. Aveva ancora in mano la pagina spiegazzata con la sua recensione. Era appena la seconda volta che Dylan lavorava in uno studio di una certa importanza, la prima volta era stato per un breve lavoro all'armonica per un disco di Harry Belafonte, l'estate prima.
Hammond mise Dylan sotto contratto quello stesso pomeriggio.
"Non potevo crederci", dichiarò Dylan. Avevo terminato la seduta e ricordo che camminai uscendo dallo studio. Ero come su di una nuvola. Ero sulla Settima strada e mentre me ne andavo passai vicino ad un negozio di dischi. E' stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Non potevo credere che stavo guardando tutti i dischi in vetrina, Frankie Laine, Frank Sinatra, Patti Page, Mitch Miller, Tony Bennett etc. e che presto io, proprio io, sarei stato tra di loro in quella vetrina. Credo che fossi piuttosto ingenuo, sai. E' stato prima ancora che registrassi un disco, sapevo solo che stavo per registrarne uno e che sarebbe stato esposto in quella vetrina.Volevo entrare in quel negozio con gli abiti stracciati che avevo indosso allora e dire al proprietario: "Tu ancora non mi conosci, ma mi conoscerai". Non mi era mai passato per la mente che sarebbe potuta andare diversamente. Non sapevo se per il solo fatto che facevo un disco esso sarebbe stato esposto in vetrina accanto a Frank Sinatra, ma l'importante è che lo portassero nel negozio. John Hammond mi registrò subito dopo".
Il primo album di Dylan fu registrato in poche ore. La seduta finì quando esaurirono il nastro ed Hammond stimò l'intero costo in 402 dollari. Quelli erano i bei vecchi tempi. Tutto il materiale fu registrato dal vivo ed è importante notare che Dylan avrebbe mantenuto quello spirito di spontaneità in studio per i successivi venti anni. La gran parte della musica inclusa in questa collezione è stata registrata in due o tre takes.
"Non avevi molto tempo per registrare in studio a quei tempi", dichiarò Dylan. "Sei mesi per fare un disco... non era nemmeno concepibile. I miei primi dischi, fino a quelli della fine degli anni settanta, sono stati fatti in poche ore. Giorni forse. Sin dalla fine degli anni sessanta, forse a partire da Sgt. Pepper (celebre album dei Beatles, ndt), tutti cominciarono a passare molto tempo in sala di registrazione, ad aggiustare le canzoni e a costruirle in studio. Ho fatto un po' di cose così ma preferirei avere un certo tipo di canzone prima di arrivare lì. Ha sempre funzionato meglio in questa maniera".
Molto è stato detto negli anni successivi a proposito del fatto che Dylan avesse una sola delle sue composizioni originali (Song to Woody) su quel primo album. "Ho solo portato quello che avevo", spiegò. "Ho provato un sacco di canzoni e John Hammond diceva "Bene, usiamo questa", ed io cantavo un'altra canzone e lui diceva "Usiamo questa". Devo aver suonato un'infinità di canzoni. Lui ha scelto quel che ha scelto. Non mi ha chiesto cosa avessi scritto o cosa non avessi scritto io. Comunque all'epoca facevo solo un paio di canzoni mie. Non facevi troppe canzoni tue allora. E se lo facevi... cercavi di farle entrare di nascosto. Il primo gruppo di canzoni che io avevo scritto, non avrei detto che le avevo scritte io. Era qualcosa che non facevi".
Il primo album fu pubblicato prima del ventunesimo compleanno di Dylan e vendette la irrilevante cifra di 5000 copie. Mentre gli esecutivi cominciavano a chiedersi preoccupati se la loro "giovane stella nascente" fosse ancora un solido investimento, Dylan stava compiendo grandi passi nel trovare una sua voce ed una sua personalità come autore di canzoni. I suoi spettacoli dal vivo si rafforzavano sempre più e diventavano più profondi con l'aggiunta di materiale di sua composizione. Egli era capace di far passare il pubblico dal riso ad un silenzio meditativo con poche parole scelte con acutezza. Il secondo album di Dylan presentava composizioni originali e fu un successo. Di fianco agli applausi rimanevano i dubbi dei tradizionalisti, come sempre. Blowin' in the wind, pubblicata per la prima volta sulla rivista Broadside Magazine nel 1962, mise a zittire l'opposizione. Era una canzone indiscutibilmente forte, semplice e senza tempo fin dal primo ascolto. Sarebbe diventato il singolo di successo venduto più velocemente nella storia della Warner Brothers grazie a Peter, Paul and Mary, ed il primo a portare una consapevolezza sociale nelle classifiche pop. Ad oggi è la canzone di Dylan che conta il maggior numero di versioni di altri artisti, da Bobby Darin a Marlene Dietrich. Quando la musica folk trovò un pubblico più ampio fu grazie a questa canzone.
Le storie raccontate nelle canzoni successive in questo periodo erano ispirate e spesso prese direttamente dai giornali o da racconti sentiti in giro. The lonesome death of Hattie Carroll era la storia vera di una cameriera di Baltimora assassinata da un rampollo ubriaco dell'alta società il quale se la cavò con una condanna a soli sei mesi di reclusione. Dylan scrisse di questa brutale ingiustizia con un tocco imperioso e non si accostò all'argomento in maniera maldestra. Fu proprio questa qualità che rese il commento di Dylan al fatto di cronaca così originale ed i suoi imitatori così scontati.
"Quando iniziai a scrivere canzoni di quel tipo non c'era nessuno che scrivesse cose così", disse Dylan. "Woody Guthrie aveva fatto qualcosa di simile ma non aveva mai scritto davvero quel tipo di canzoni. Inoltre io avevo appreso la lezione da Woody Guthrie e sapevo di poter cantare qualsiasi cosa egli avesse fatto. Ma ora i tempi erano cambiati e le cose erano diverse. Woody ha contribuito molto al mio stile sia dal punto di vista delle liriche che della forza ma il mio background musicale era stato molto diverso, con il rock'n'roll ed il rythm and blues che avevano avuto una grande importanza. In realtà l'atteggiamento aveva più a che fare con tutto ciò di quanto ne avesse l'abilità tecnica ed è questo che il movimento folk criticava. In altre parole, io suonavo tutte le canzoni folk con un atteggiamento rock'n'roll. Era questo che mi rendeva diverso e che mi permetteva di emergere dalla massa e farmi notare.
Persone senza alcuna definizione di sensibilità e cose del genere... e ce n'erano troppi... Ricordo quando la tendenza a scrivere canzoni di protesta divenne enorme. Arrivò Phil Ochs, così come Tim Hardin, Patrick Sky, Buffy St. Marie, ma non c'è mai stato niente del genere "canzone di protesta". Era come l'uso di termini quali "Beatnik" oppure "Hippie". Quelli erano termini creati appositamente da coloro che, invisibili, stavano dietro ai giornali ed ai quali piaceva mettere un'etichetta su qualcosa per poterla ridimensionare in quanto a valore. Così tutto poteva essere meglio controllato da altre persone, anch'esse invisibili. Nessuno ha mai detto: "Bene, ora vi canterò un'altra canzone di protesta"... Ad ogni modo, il migliore in questo era Peter LaFarge. Era un cowboy campione di rodeo e per un certo periodo in passato aveva fatto anche il pugile. Aveva un sacco di ossa rotte. Credo che fosse stato anche ferito in Corea. Ad ogni modo, scrisse Ira Hayes, Iron Mountain, Johnny Half-Breed, White Girl e circa un centinaio di altre canzoni. Ce n'era una che parlava di Custer, "the general, he don't ride well anymore". Siamo stati molto legati per un certo periodo. Avevamo la stessa ragazza. In realtà, Peter è uno dei grandi eroi non celebrati dei giorni nostri. Il suo stile era solo un po' troppo eccentrico. Ma non era colpa sua. Johnny Cash registrò alcune delle sue canzoni. Quando penso ad un poeta della chitarra o ad un cantante di protesta, penso sempre a Peter, ma era anche uno scrittore di canzoni d'amore".
Il lavoro di Dylan ebbe un sottile seppur evidente cambiamento con Another Side of Bob Dylan. "Tom Wilson, il produttore del disco, volle intitolare quell'album così", ricordò Dylan. "Lo pregai e lo supplicai di non farlo. Sai, pensavo che fosse esageratamente ovvio. Sapevo che avrei avuto un sacco di problemi con un titolo del genere e sentivo che non era una buona idea dopo un album come The Times They Are A-Changin'. Era come rinnegare il passato il che non era affatto vero. Lo so che Tom non lo intendeva in quel modo, ma era quello che immaginavo la gente avrebbe pensato che significasse, ma Tom aveva il completo controllo e dunque fece come voleva. Credo che a distanza di tempo la sua scelta si sia rivelata giusta, ma non importa ora".
Wilson ricordò all'epoca: "Non mi piaceva particolarmente la musica folk. Avevo prodotto dischi di Sun Ra e di Coltrane e pensavo che la musica folk andasse bene per gli stupidi. Questo tizio suonava come facevano quegli stupidi ma poi venivano fuori quelle sue parole. Ero sbalordito. Dissi ad Albert Grossman, il quale era con me in studio, gli dissi: "Se metti un accompagnamento a questo tipo potresti avere un Ray Charles bianco con un messaggio". Ma fu solo un anno più tardi che tutti furono d'accordo che bisognava mettergli una band dietro. Io dovevo trovargli una band. Ma è stato un processo molto graduale".
Wilson si accredita il merito di aver fatto diventare Dylan elettrico. "Fu una mia idea".
L'album, registrato in due sere, provò che Dylan non era semplicemente un rivoluzionario o un cantante politico nel senso convenzionale del termine. Queste erano canzoni sulla politica dell'amore. Attraverso tutti i suoi stili, i periodi e le influenze che il suo lavoro ha avuto, una delle sole costanti di Dylan è stata la canzone d'amore. In questo campo ci sono pochi che hanno il suo talento. Ha trattato il tema da tutti i lati, da It ain't me babe e To Ramona a Lay Lady Lay e Sweetheart like you.
Era così forte l'impatto che Dylan ebbe sui palcoscenici folk d'America nei primi anni sessanta che quando scelse di ritornare alle sue radici originali ed al rock and roll, vestendosi anche in maniera differente, ci fu un pressochè immediato tumulto. Per un bel po' di tempo le conferenze stampa, gli articoli e le interviste erano piene di domande argute come "Ti ci vuole un sacco di lavoro per avere i capelli così?", "Come ti senti per il fatto che i tuoi dischi vanno esauriti?" e "Quanti cantanti folk ci sono oggi?" (Le risposte di un Dylan dalla sigaretta costantemente accesa erano rispettivamente: "No, devi solo dormirci su per circa vent'anni", "Non mi sento colpevole", e "136"). A chi gli domandava a proposito del suo tipo di musica rispondeva: "E' matematica... Uso le parole come la maggior parte delle persone usa i numeri. Questo è quanto di meglio posso fare".
Le canzoni parlavano, come una volta disse Dylan, di avversione, di ossessione e di rifiuto. Inoltre la gente cominciava a protestare per la strumentazione usata. Mentre era in tour in Inghilterra, Dylan aveva sentito ed era entrato in contatto con la new wave delle band del pop inglese, dai Beatles agli Animals, da The Pretty Things a Manfred Mann, dai Rolling Stones agli Who. A gennaio Dylan stava registrando il suo album Bringing it all back home. Metà dell'album avrebbe presentato pezzi rock e blues, l'altra metà solo musica acustica. La versione elettrica dei Byrds di Mr. Tambourine Man, presa da un nastro demo di Dylan, era diventato un singolo di enorme successo. Dylan stava raggiungendo un livello di popolarità al di là delle sue stesse aspettative. Ma c'erano ancora molti puristi nel pubblico di Dylan e tutti i segnali facevano prevedere una rottura.
Avvenne nell'estate del 1965 al Newport Folk Festival. Dylan si presentò nella capitale mondiale della musica folk vestito con una giacca di pelle nera, attaccò la sua Fender elettrica ed iniziò la prestigiosa performance della Domenica sera (il cartellone prevedeva anche Pete Seeger e Peter, Paul and Mary) con una assordante Maggie's Farm. Dylan, fresco di registrazione del singolo Like a rolling stone, esplose vendicativo per tutto il set. La reazione, secondo la maggior parte dei resoconti della serata, fu qualcosa meno che generosa. I puristi fischiarono sonoramente.
"Non so davvero cosa accadde", dichiarò Dylan con l'aria di infischiarsene durante una conferenza stampa a San Francisco nel 1965. "Di certo hanno fischiato. Si sentivano fischi provenire dappertutto. Non so chi erano... hanno fischiato quasi per tutto il tempo... Voglio dire, devono essere parecchio ricchi per andare in un posto e fischiare. Voglio dire, io non me lo sarei potuto permettere al posto loro".
Tipicamente, la controversia alimentò uno dei periodi più celebri e fecondi di Dylan. In questo periodo egli scriveva intere infornate di canzoni in lunghe sedute che duravano tutta una notte nelle coffee-house, a casa degli amici, scrivendole su tovaglioli o tovaglie. Dylan aveva acceso tutti i cilindri del suo motore. L'artista era così prolifico che realizzava perfino canzoni scritte all'impronta mentre andava in studio. Nel giro di pochi minuti diventavano dei dischi.Un racconto di Al Kooper dal suo libro Backstage Passes può aiutare a ricostruire l'atmosfera di quei giorni.L'allora chitarrista Kooper, un fan di Dylan della prima ora, gironzolava in studio durante una session che era sul punto di iniziare. Chiese al produttore Tom Wilson se poteva avere un posto nella band e Wilson gli disse di tenersi pronto e restare semplicemente lì con la chitarra in mano quando Dylan fosse arrivato in studio. Dylan comparve poco dopo e con lui c'era il chitarrista Michael Bloomfield. Kooper stava in quel momento suonando casualmente l'organo, strumento che generalmente egli non suonava. Ma continuò a suonare in sordina e ad improvvisare durante la registrazione del nuovo singolo di Dylan, Like a rolling stone. Dopo la prima registrazione Wilson fece delle obiezioni sulla parte di organo. Dylan chiese che l'organo fosse messo in primo piano. La take successiva, pubblicata cinque giorni più tardi, scalzò Help dei Beatles dalla vetta della classifica diventando il primo singolo di Dylan a conquistare la prima posizione. Lungo quasi sei minuti fu il più lungo hit nella storia.
L'artista country Johnny Tillotson fermò Dylan per strada e gli disse che Like A Rolling Stone era balzato al primo posto delle classifiche. Dylan era stupefatto. Erano passati meno di cinque anni dal giorno in cui guardava nella vetrina di quel negozio di dischi sulla Settima strada e la cosa certamente non gli sfuggì. Forse solo Elvis Presley prima di lui era stato capace di suscitare tali emozioni nel pubblico e nello stesso tempo ridefinire la musica popolare. Prima di Dylan, Chuck Berry era stato uno dei pochi artisti popolari a cantare le proprie canzoni. "All'epoca non ne ero consapevole, ma tutte le canzoni venivano composte a Tin Pan Alley, nel palazzo Brill. Avevano valanghe di compositori, i quali fornivano i brani agli artisti. Ne avevo sentito parlare ma non mi ci ero mai soffermato più di tanto. Erano dei bravi compositori ma il mondo che loro conoscevano e quello che conoscevo io erano del tutto diversi. Ad ogni modo la maggior parte delle canzoni che venivano incise proveniva da Tin Pan Alley e credo che ciò avvenisse soprattutto perchè i cantanti non erano anche compositori, non ci pensavano nemmeno. Comunque l'era di Tin Pan Alley è finita, e l'ho fatta finire io. Oggi i musicisti possono pubblicare le proprie canzoni; o almeno ci si aspetta che lo facciano. L'aspetto più divertente di tutta questa faccenda è che io non ho cominciato come compositore; mi ci sono semplicemente lasciato trascinare. Gli altri invece l'hanno fatto coscientemente" 


traduzione di Michele Murino

- fine seconda puntata -

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