BOB DYLAN
Bootleg Series Vol. 7
NO DIRECTION HOME

Liner Notes


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Questo volume delle Bootleg Series fa il paio con il documentario in due parti dal titolo NO DIRECTION HOME diretto da Martin Scorsese che traccia il viaggio musicale di Bob Dylan dai tempi in cui era l'appassionato del rock'n'roll del Liceo di Hibbing fino a quando diventò il vagabondo elettrico che girava l'Europa nel 1966. Classiche canzoni e rarità illuminano una traiettoria che è stata tanto veloce e ricca di ramificazioni quanto una capsula spaziale per Mercurio o un proiettile di Dallas.

Questa non è una colonna sonora tradizionale. La struttura del film gioca in maniera veloce e libera con il tempo, utilizzando il generoso aiuto di filmati inediti che provengono dal controverso tour del 1966 delle Isole Britanniche, tour che è al centro della narrazione nel film. I curatori di questa raccolta hanno usato le canzoni presenti nel film come un punto di riferimento, cercando versioni alternative, rare esibizioni dal vivo e brani inediti che amplificassero le sequenze cardine del film evitando ripetizioni di tracce precedentemente pubblicate.


Le note introduttive di Andrew Loog Oldham

la 2a guerra mondiale volava sopra di noi, almeno nella morta bretagna dove noi bimbi di guerra crescevamo, come se quello non fosse già abbastanza; il sacrificio non pronunziato che i nostri antenati avevano fatto in nostro nome generò la nuvola che piangeva (1) - era più di johnnie ray, il principe dei gemiti (2), che con liberace (3), cantavano languidamente e tintinnavano alla loro maniera nei cuori femminili britannici mentre i compagni passavano al re dello skiffle lonnie donegan, alla risolutezza del colonnello bogey e ad alec guinness in "quel ponte sul fiume kwai" (4). e noi lo chiamavamo... divertimento.

troppo tempo prima di essere salvati dal sogghigno beffardo di elvis e dalle lacrime di paura di james dean. la nuvola era sia repressiva che ispiratrice - i nostri pari avevano resistito a sei anni di 9/11 contro il potente kraut (5), ed alla metà dei '50 il mondo non era un posto migliore ed i nostri genitori ce lo facevano sapere ogni giorno. james dean era morto, elvis lo era quasi ed eddie cochran, che ci aveva ispirato con parole ed azioni americane, fece tre passi in paradiso (6) morendo per noi in un incidente con un taxi inglese che si prese anche la vita della gamba destra di gene vincent (7).

gli esausti mentalomics (?) britannici a quel tempo erano profondamente influenti nel dar forma alla vita culturale dei tardi '50 e dei primi '60 - la commedia di john osborne del 1956 "look back in anger" è l'esempio più celebrato. l'inghilterra provava a competere con tennessee williams, marlon brando e la new wave francese che ci lanciò un mucchio di giovanotti arrabbiati. io ero più impressionato da marlon brando in "i giovani leoni" del 1958 perchè osava recitare la parte di un biondo e tormentato nazi bello da morire; qualcosa che il vostro vero britannico (o'toole pensavo fosse irlandese) non avrebbe mai potuto fare.

ero più impressionato dall'america in generale, e così tutti i miei amici rock'n'beat. l'america era un'immagine perfetta in audio e in video; mentre la morta bretagna balbettava e reprimeva, americana controllava i suoi fulmini, dialoghi e tramonti. mentre elvis spariva attraverso i cancelli della paramount e nell'esercito, tony e burt (8) baciavano e si inchinavano cerimoniosamente in stile cinese nel "dolce profumo del successo" e noi studiavamo lo schema dell'america. noi ? albert finney e guardammo dall'altro lato e trovammo il "marty" di ernest borgnine (9).

l'america ci dava ritmo e speranza - eddie cochran, little richard, buddy holly, gene vincent, johnny otis, antoine "fats" domino ed il giovane rick nelson. la gioia di italiani, ebrei, neri, stelle della TV e ragazzi di fattoria che cantavano la colonna sonora delle nostre vite. rock e celluloide definivano la nostra nuova dieta.

nel 1960 l'austerità generò ricchezza e la cosa divenne possibile grazie alla pillola anticoncezionale. il reddito disponibile poteva andare a mettersi in ghingheri. improvvisamente il tempo era dalla nostra parte. era il tempo di non cedere al panico, il tempo di evitare il promesso futuro mondano prefabbricato e circondato da uno steccato di picchetti. la nuova guerra fredda mise fine al collegamento automatico tra essere un marxista ed un membro del partito comunista. la diffidenza nei confronti delle politiche organizzate creò la nuova sinistra e portò alla campagna per il disarmo nucleare. ma la nuova ricchezza britannica aveva una coscienza - e questo nuovo sfarzoso mondo gridava forte in cerca di travagliati trovatori ed inni internazionali.

lasciai la scuola a 16 anni nel 1960, l'ultima scuola che avevo frequentato, che affermava "può far bene ma non qui". io ero d'accordo. cominciai a fare piccoli lavori per fashion fracas (10), lavorai duro nel sud della francia e cercai una vita nella quale la mia non terminasse sul freddo pavimento della stanza. dal 1962 fui agente pubblicitario, la londinese soho e fleet street, il mio sidney falco beat (11). perlustrai il melody maker e le altre riviste musicali settimanali (12) in cerca di concerti. un giornalista mi parlò di questo bob dylan che era volato dall'america fin qui per apparire in un dramma della BBC intitolato "madhouse on castle street". scoprii che bob ed il suo manager alloggiavano al cumberland hotel che dominava dall'alto marble arch. mi imbattei nel manager del cantante, albert grossman, nel corridoio dell'albergo. grossman era calmo al di fuori della norma. per una settimana feci il press agent per dylan per cinque sterline. mi sedetti nella stanza di bob con il duo e prima che lo sapessi ottenni un'idea del mondo. dylan era già bob dylan. proprio come è bob dylan ora. e non si trattava di una recita, anche se lo era. lo scortai per londra, lo accompagnai alla BBC, da max jones al melody maker, al negozio di dischi dobell's in charing cross road.

i beatles stavano affilando le loro asce e i loro lombi relativamente nell'anonimato ad amburgo; i rolling stones erano ancora al liceo artistico, al ginnasio, e al richmond station hotel (13). "strange fruit", miles davis e lenny bruce protestavano di notte; dylan stava lavorando per conquistare il turno di giorno.
1 - continua (la seconda parte è qui di seguito dopo le note)


traduzione di Michele Murino

NOTE:

(1) Nell'originale: "the cloud that cried".
"The Little White Cloud That Cried" è una canzone scritta appunto da Johnnie Ray

(2) Probabile gioco di parole tra "prince of wails" (principe dei gemiti, con riferimento al modo di cantare) e "prince of Wales" (principe di Galles). La pronuncia è infatti identica

(3)  Wladziu Valentino Liberace, cantante e musicista statunitense nato nel 1919 e morto nel 1987

(4) "The Bridge on the River Kwai", film del 1957 diretto da David Lean con William Holden e, appunto,
Alec Guinness

(5) Riferimento ai tedeschi con probabile allusione alle armi segrete aeree che si pensava essi possedessero, denominate "Kraut balls" o "Foo Fighters"

(6) Nell'originale: "took three steps to heaven...".
"Three Steps to Heaven" era una canzone di Eddie Cochran

(7) Eddie Cochran e l'amico Gene Vincent ebbero un incidente d'auto il giorno dopo il concerto di Cochran all'Ippodromo di Bristol, il 16 aprile 1960. Eddie aveva noleggiato un'auto e si dirigeva all'aeroporto per partire alla volta degli Stati Uniti dove si sarebbe sposato di lì a poco con la sua ragazza Shari Sheeley. Nell'incidente Eddie morì e Vincent rimase ferito. Eddie soltanto un anno prima si era salvato dalla morte quando aveva rinunciato a prendere l'aereo sul quale trovarono la morte Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper.
In realtà il riferimento alla gamba di Vincent è inesatto perchè Gene era rimasto ferito alla gamba in un altro incidente, nel 1955 negli Stati Uniti, investito da un'auto

(8) "Tony and Burt". Il riferimento è a Tony Curtis e Burt Lancaster protagonisti del film "Piombo Rovente" citato qui con il titolo inglese "The sweet smell of success"

(9) "Marty" è un film con Ernest Borgnine diretto da Delbert Mann

(10) Credo che il riferimento sia a prodotti cosmetici. Oldham ha infatti lavorato inizialmente nel campo della moda

(11) Il riferimento è ancora al film "Piombo Rovente" in cui Tony Curtis interpreta la parte di uno spiantato e ambizioso agente pubblicitario che si chiama appunto Sidney Falco. Soho e Fleet Street sono un quartiere e una via di Londra

(12) Nell'originale forse un ironico gioco di parole: "weakly musical rags" invece di "weekly musical mags" ("deboli stracci musicali" invece di "settimanali riviste musicali")

(13) Il riferimento è al locale Crawdaddy di Richmond, nei pressi di Londra. E' sito vicino allo Station Hotel di Kew Road e qui si esibivano per sei sterline a sera  i Rolling Stones nel '63


note di Michele Murino


Seconda parte

una nuova strana e tacita forma di cameratismo univa assieme tutta questa progenie della seconda guerra mondiale. i beatles e gli stones parlavano di amore e di sesso, fino a poco tempo dopo quando la fama e le droghe non funzionarono più abbastanza e allora decisero di dare una possibilità alla pace (1).
bobby d aveva indicato la strada all'inizio del 1962. nel mondo c'erano cose che andavano al di là dell'amore e del sesso e di cui si poteva scrivere e cantare e così fece. all'epoca il mio treno stava rullando, avevo fatto il PR per i beatles, avevo incontrato i rolling stones, ero diventato il loro manager e avevo detto ta-ta al resto della mia vita.

nel 1963 nat hentoff scrisse le prime e più importanti note di copertina per "the freewheelin' bob dylan". per noi diceva un sacco, significava un sacco, era saul bass in prosa (2), e dimostrava che la parola scritta poteva e doveva riflettere l'audio. la copertina di questo iconico album, che includeva "blowin' in the wind" e "don't think twice, it's all right," rimane un esempio di arte rock che influenza la cultura popolare. dylan presto avrebbe rilevato in prima persona il ruolo di scrittore delle note di copertina e tra quella meraviglia ed anthony burgess ecco la nascita del mio stile personale di scrittore di note per i rolling stones.

in inghilterra e in francia, più note come europa, ci fu dylan prima dei beatles e degli stones. e proprio mentre i beatles stavano conquistando l'america e gli stones stavano tra le quinte, "freewheelin'" irrompeva nella top 20 del Regno Unito e dylan seppe quante buche ci volevano per riempire una sala da festival (3). andiamo! al diavolo!, l'inghilterra magari era "swinging" (4) ma dylan ci aveva portato oltre con le parole. questo era al di là della venerazione, questa era condizione di massa, una strana fusione dei due mondi della fama riconosciuti in europa, come due versioni della stessa canzone cantate da fats domino/little richard e pat boone.

così i beatles diedero il calcio d'inizio in america con "i want to hold your hand"; un anno ed alcuni cambiamenti dopo gli stones finirono il lavoro con "satisfaction," poi mr z. cambiò tutto con "like a rolling stone"... brillante energia ecco quel che era. scacco matto era il nome del gioco. dylan ci rese migliori ed il nostro mondo crebbe ad ogni parola.

"gli uomini che producono opere di ingegno non sono quelli che vivono nell'atmosfera più delicata, la cui conversazione è più brillante o la cui cultura è più estesa" scrisse marcel proust, "ma quelli che hanno avuto il potere, cessando improvvisamente di vivere solo per se stessi, di trasformare la loro personalità in una sorta di specchio."

43 anni dopo, dylan ancora muove i pali della porta, stabilisce il gioco e fa la cronaca. le nostre vite han visto ancora shakespeare e dylan è il suo nome. elvis ci aveva dato il movimento di cui tutti noi ci impossessavamo con ogni nostra ghiandola. i beatles ci tenevano per mano (5) e ci davano un qualcosa che era nostro, qualcosa per cui combattere; i rolling stones ci portavano in strada e ci davano qualcosa contro cui combattere. e dylan? ci ha dato la grazia, le parole ed il significato, strappando i nostri paraocchi, dilatando le nostre pupille con la luce violenta di un'altra maniera di guardare il looniverse (6)

                                                                      - andrew loog oldham, bogota, colombia. giugno MM5

                                                                           andrew loog oldham è stato il manager e produttore
                                                                                                    dei rolling stones dal 1963 al 1967.
                                                                                                     è autore dei due volumi biografici,
                                                                                                                             stoned e 2stoned.
2 - continua


traduzione di Michele Murino

NOTE:

(1) Riferimento alla canzone di John Lennon, "Give peace a chance"

(2) Saul Bass, nato a New York City nel 1920, è conosciuto come uno dei migliori graphic designers del cinema. Ha lavorato spesso con Martin Scorsese ed è famoso in particolare per la collaborazione con Alfred Hitchcock in "Psycho" (di cui Saul co-diresse la famosa scena della doccia)

(3) Nell'originale: "Dylan already knew how many holes it took in filling the festival hall".
Qui Oldham allude alla canzone dei Beatles "A day in the life" un cui verso recita: I read the news today, oh boy, four thousand holes in Blackburn, Lancashire. And though the holes were rather small, they had to count them all. Now they know how many holes it takes to fill the Albert Hall". (Ho letto il giornale oggi, oh Dio, quattromila buche a Blackburn, Lancashire. E sebbene le buche fossero piuttosto piccole, hanno dovuto contarle tutte. Ora sanno quante buche ci vogliono per riempire l'Albert Hall)

(4) Ho preferito non tradurre il termine e lasciarlo in originale, in riferimento alla celebre "swinging London" (si potrebbe tradurre con "eccitante Londra" o "Londra piena di vita"...)

(5) Riferimento al brano dei Beatles "I want to hold your hand" ("Voglio tenerti per mano")

(6) Intraducibile gioco di parole. In originale "looniverse" (loony = pazzo). Potrebbe essere reso con "folleverso".


note di Michele Murino


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