Nell'intervista a Riccardo Bertoncelli che di recente è stata pubblicata su Maggie's Farm si parlava con Riccardo della "vexata quaestio" delle traduzioni di Tito Schipa, Jr. apparse sui tre libri dal titolo "Bob Dylan - Mr.Tambourine Man" delle Edizioni Arcana e sulla difficoltà di rendere in italiano i versi di Dylan. In "Considerazioni inutili su un problema irrisolvibile" (che è  un appendice a quelle traduzioni) la scelta di Tito Schipa, Jr. di utilizzare un determinato approccio nella traduzione di quei testi appare quanto meno molto ben giustificata e leggendola qui sotto, chi non la conosce, ne converrà.
Anche se la "quaestio" rimarrà naturalmente aperta perchè il problema è, appunto, "irrisolvibile".
Una sola nota per i giovanissimi che potrebbero non conoscere l'episodio: quando Schipa parla di Adriano e della foca si riferisce ad un programma TV degli anni '80, Fantastico, in cui Adriano Celentano cercò di sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dello sterminio delle foche uccise a miglialia per utilizzarne le pelli. Celentano imprudentemente (?) - si era in periodo elettorale - invitò a scrivere sulla scheda elettorale "Sono il figlio della foca" come gesto di protesta (da qui il verso ipotetico di Schipa in cui parla di Adriano come "figlio della foca").
Michele "Napoleon in rags"
Considerazioni inutili su un problema irrisolvibile
di Tito Schipa, Jr.

Nel vicolo sta Adriano con sua madre la foca

Questo, più o meno, potrebbe essere il verso di una Desolation Row nostrana, scritta da un autore i cui connotati culturali lascio alla vostra immaginazione, come lascio alla vostra comprensione e benevolenza concedermi il paragone senza entrare
troppo nei dettagli. Ipotizzare un Dylan italiano ci porterebbe ben lontano nella ricerca, tanto lontano da rischiare di non tornare mai più.
Il verso piuttosto sciatto arrischiato poc'anzi vuole essere soltanto un campione in provetta, certo senza velleità artistiche, per tentare di puntualizzare alcuni pensieri che ronzano ossessivi nella mente di chi traduce. Tanto più ossessivi quanto più cresce la certezza di non poter mai arrivare a un'ultima parola sul dibattutissimo argomento.
Immaginiamo dunque che un traduttore americano si trovi nella necessità di presentare al suo pubblico la traduzione del verso succitato. Per favore, non pensate che questo sia improbabile. Se l' avete pensato avete già dichiarato un punto a sfavore per quanto riguarda la fiducia nella vostra lingua e nella vostra cultura. Tenete a mente, anche di questo riparleremo.
Dunque il nostro traduttore americano, se è onesto, si troverà subito davanti al problema primario: traduco o rendo l'idea? Ah, banalità apparente dei problemi complessi! Eppure qui si nasconde il bandolo della matassa.

Down the alley stands Adrian with his mother the seal.

"E che vuol dire?" si chiede il contadino texano, detergendosi il sudore dal collo arrossato dal sole, dopo che suo figlio studente l'ha forzato a mettere gli occhi su un foglio stampato. " Arte degenerata, marciume intellettuale comunistoide!"
Potete dargli torto? Certo, noi italiani, conterranei dell'autore di quel verso sublime, ammicchiamo astuti al ricordo del grande Celentano e delle sue arringhe popolar-ecologiche, e rivestiamo quelle parole di mille reminiscenze e significati. Ma il contadino texano che ne sa? Non sarebbe più onesto, da parte del traduttore americano, rendere l'idea con un'analoga strizzatina d'occhio su un fenomeno locale simile, magari un qualche attivista di Greenpeace notoriamente strambo ma simpatico, e che abbia avuto per qualche tempo l' onore delle cronache o delle telechiacchiere? Ragion per cui il traduttore, preoccupato più di rendere lo spirito che la forma di quel verso, più che tradurre "trasla". Il contadino capisce, l'autore italiano si dichiara soddisfatto (perchè a lui interessava più parlare di ecologia che di Celentano) e tutti sembrerebbero contenti.
E invece no. C'è il filologo. Lui è scontentissimo. Lui giura che lo spirito del poeta italiano è stato tradito. Lui non è disposto a rinunciare alla cultura italiana che si è fatto durante un viaggio organizzato a Venezia, e all'orgogliosa consapevolezza di chi sia
Adriano Celentano. Ed ecco che la vera natura di Adriano Celentano si è fatta improvvisamente più importante delle intenzioni del nostro poeta.
C' è qualcosa che non va.
Caro filologo italiano che difendi a spada tratta la "lettera" degli originali dylaniani. Per quanto un po' disperata, un po' enfatica, un po' necessariamente ironica (ma chi pretende davvero di dir l'ultima parola su un argomento così?) questa mia pagina non vuole essere un'aggressione nè un eccesso di difesa. In realtà, ci tengo a dirlo subito, io capisco molto ma molto bene ogni tua obiezione o riserva verso traduzioni che si prendano "certe libertà" .Vorrei che tu sapessi subito quanto io rispetti la tua sensibilità ferita davanti a qualcosa che comunque non potrà essere mai l' equivalente di quella parola che da anni e anni ci fa tutti tremare, autori, critici, semplici lettori, per l'unicità del suo esserci sorella dentro l'anima. Stimo questo tuo amore, questa tua conoscenza dell'originale che in qualche caso, ne sono sicuro, sarà anche più sentita e approfondita della mia. Ma lasciami dire subito che io non traduco per te.
In realtà io non traduco nemmeno per chi sa appena un po' d'inglese, perchè questa sua pur esile conoscenza gli esclude, a parer mio, ogni necessità del mio (sudatissimo) lavoro. Come da anni vado sostenendo, specie per quanto riguarda la
visualizzazione della Musica, non c'è miglior regista di chi chiude gli occhi e immagina. Così non c'è miglior traduttore di chi sa appena un po' della lingua e dello spirito del suo autore preferito.
Anche gli svarioni eventuali saranno suoi, solo suoi, e probabilmente ricchi di significati "interattivi " col testo originale che lo stesso autore approverebbe e sottoscriverebbe. Ma per tornare a noi, io traduco per chi non sa l'inglese.
Traduco per chi, in un ipotetico mondo senza video e senza foto, ha bisogno che gli si descriva un quadro famoso.
In questa circostanza io, chiamato a svolgere questo compito, posso essere un non-pittore, un cattivo pittore o un discreto pittore.
Il non-pittore si limiterà a una descrizione dell' "oggetto quadro", probabilmente perfetta nella sua razionalità, ma necessariamente limitata al fatto materico, alle proporzioni geometriche e all'aspetto superficiale, con possibilità di equivoci
talora grotteschi. Il cattivo pittore tenterà la copia conforme, convinto che ripercorrere un cammino puramente tecnico basti a restituire il lampo originario della creazione artistica. Il pittore discreto, con umiltà intellettuale, e dopo aver schivato faticosamente la pioggia di verdura e uova marce procuratagli dall'essersi autodefinito tale, tenterà forse un espediente, magari opinabile, ma sinceramente convinto che il massimo possibile sia avvicinare il proprio cliente, portarlo cautamente nei pressi di un fatto di per sè irripetibile. E lo farà secondo la propria sensibilità, che è quella di un artista, attento quindi a echi irrazionali, ad ambiguità essenziali, a contemporanei riferimenti e rinnegamenti dell'attualità, e oltre a ciò a uno schema formale (le rime, per esempio) imprescindibile, poichè l'arte non è il "cosa", ma il "come"; insomma a tutto un universo di componenti davanti alle
quali è poco importante (tanto per citare un caso che mi ha procurato delle grane) se un potente condottiero citato alla fine del verso sia Napoleone Bonaparte o Guglielmo il Conquistatore. L 'importante è che si tratti di un mito dell'eroismo bellico e che rimi col verso precedente!

Well, if you 're travelin ' in the north country fair.

Questo verso apre la dolcissima lirica Girl Of The North Country, la più tenera e disarmata delle canzoni d'amore di Dylan.
Prendiamo ancora i nostri pittori di poco fa e trasportiamoli, per maggior comodità, nel campo specifico della poesia. Naturalmente con la p minuscola. Sono tutti e tre incaricati di tradurre in italiano questa semplice apertura.
Il non-poeta è convinto che non debbano, assolutamente non debbano esserci sovrapposizioni di sorta da parte del traduttore. La "lettera" va rispettata sino alla pedanteria, sino all ' auto-censura di ogni tentazione di arrotondamento o ammorbidimento o adattamento. Parola per parola, significato per significato. Il resto al lettore.
Risultato possibile:

Pozzo, se stai viaggiando nella terra del nord fiera.

Qualcuno protesterà, ma secondo quelle premesse questo verso non fa una piega.
Il cattivo poeta si sforzerà di rifare tale e quale il verso originale. Probabilmente svicolerà dal cilicio delle rime, forte della complicità di tutta una tradizione recente secondo cui non è bello quel che è bello ma è bello quel che costa poca fatica, e spiattellerà una versione letterale la quale, qualunque essa sia, per sua stessa natura non può più essere considerata una canzone. E qui di canzoni stiamo parlando. Questo povero poeta traduttore che lavora per voi traduce invece in modo da rendere omaggio alla mesta nostalgia e alla vaga voglia di intensità un po' scolastica del verso:

Se dunque vai alle dolci terre del nord.

Più oltre, vanno rispettate tutte le rime, cosa che, non dimentichiamolo per favore, il signor Robert Zimmerman in arte Dylan ha sempre dichiarato prioritaria rispetto ad ogni altra per chi volesse azzardarsi a tradurre le sue poesie-canzoni. (E quando dico tutte le rime intendo proprio tutte, anche quelle interne. Altro che "prendersi delle libertà", a me sembrano catene. Ci sono
voluti otto mesi per fare un lavoro altrimenti possibile in due settimane.)
Qualcuno potrebbe obiettare che un semplice ricorso alle note potrebbe risolvere tanti problemi (traduci letteralmente quel verso e poi racconta a piè di pagina chi è Adriano Celentano, che cos'è successo a "Fantastico" e via di seguito) ma quan-
do ho trovato il mio editore cocciutamente e coraggiosamente contrario a questo espediente a buon mercato, non ho potuto che dargli completa ragione.
D' altra parte il mio editore non è arrivato a permettermi di tradurre "Highway 61" con "Firenze Mare", ma io resto convinto che per rendere l'idea di una strada che diventò un mito a furia di essere percorsa e ripercorsa durante i frenetici vai e vieni da Est a Ovest dell'adolescenza americana, si poteva soltanto prendere una strada che fosse altrettanto essenziale nelle nostre scorribande da Nord a Sud. Da qui a dare alla calata yankee dell'originale un'intonazione vagamente toscana, il passo più che breve è stato inesistente.

Be', Dio disse ad Abramo: "Ammazzami tuo figlio "
Abramo disse: "Neno, bello schifo di consiglio"
Dio disse: "Oh. " Ab disse: "Eh?"
Dio disse: "Fa quel che vuoi, ma sai che c'è,
Se ripasso di qui per te sarà meglio filare"
E Abramo disse: "Occhèi, st'omicidio dove si va a fare?"
E Dio: "Perche non sulla Firenze Mare?"

E quel "Ban the bums" (di 115mo sogno) dove queste tre parole all ' ascolto significano " Al bando la bomba" e allo sguardo
"Al bando i barboni", come renderlo se non con il giro cervellotico che mi sono permesso?:

La gente diceva "Giustizia ai poveri
Giustiziamoli proprio tutti!"

E poi altri milioni di cose per cui non basterebbe questo volume, che è certo meglio dedicare a scritti migliori. Ma lasciatemi spezzare una lancia a favore dei nomi italiani messi talvolta a sostituire gli omologhi americani.
Caro filologo, nell'ipotesi di traduzione accennata all'inizio, forse non ti sembrava stonato che Adriano diventasse Adrian. Perche ti inalberi se Jane diventa Giovanna? Ammesso (e non concesso!! che Jane sia o non sia Joan Baez, oppure la
Marijuana, oppure chissà cos ' altro nella folle dylanologia corrente, mi sembra onesto chiamare Giovanna o Gianna la signora Baez, così come è onesto riconoscere che spesso chiamammo la simpatica pianticella che ci dà la canapa per i nostri divani Maria Giovanna o, più confidenzialmente, Maria.
A meno che, caro filologo, tu non consideri l'italiano non all'altezza, non abbastanza "sacrale". Ma qui il torto alla nostra bella lingua sarebbe inaccettabile. E già che ci siamo, io considero inaccettabile anche il fatto che si possa parlare di alcunchè di sacrale nell'ambito del Rock. Non ce lo scordiamo, questa fu la cultura, e vivaddio lo è ancora, dell'abbattimento degli idoli e degli schemi salvo quello (troppo comodo da abbattere) dell'ardua, faticosa e semplice bellezza. Ora non rischiamo di costruirne altri. A suo tempo ci siamo tutti esaltati sessantottescamente alla poesia naif dei nostri cantastorie meridionali; perche non vogliamo riconoscere che il "linguaggio basso" qui la fa da padrone assoluto, ed è attraverso questo apparente balbettare spesso volutamente illetterato che Bob Dylan ci spalanca orizzonti di poesia improvvisi e violenti come crolli di dighe? E che
se non si tiene presente che, apollineamente, Bob Dylan sorride sempre, come Mozart, anche nei momenti più drammatici, si ha un bel "paludare", ma non si rende l'idea?

Insomma vorrei scrivervi melodie così lisce
Da far in modo che la bella non vi impazzisce
Roba che vi calma, vi facilita e vi lenisce
Dal vostro sapere senza sostanza ne utilità

C'è chi dice
che io sia un poeta.
Bob Dylan

Tito Schipa Jr,
 
 

BOB DYLAN
MR. TAMBOURINE, TUTTE LE CANZONI E LE POESIE, volume 1: 1962-1964
Arcana Editrice Milano 1990, 223 pagine (testi italiani di Tito Schipa Jr.)
BOB DYLAN
MR. TAMBOURINE, TUTTE LE CANZONI E LE POESIE, volume 2: 1965-1971
Arcana Editrice Milano 1991, 204 pagine (testi italiani di Tito Schipa Jr.)
BOB DYLAN
MR. TAMBOURINE, TUTTE LE CANZONI E LE POESIE, volume 3: 1972-1985
Arcana Editrice Milano 1993, 200 pagine (testi italiani di Tito Schipa Jr.)

 
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